L’indagine ha fatto luce su una spaccatura nella famiglia mafiosa di Castellammare del Golfo: le divergenze, secondo gli inquirenti, potevano portare a faida interna alle cosche di Alcamo e Castellammare. Tra le accuse contestate agli arrestati: associazione mafiosa, estorsione e incendio.
TRAPANI – Dodici persone sono state arrestate dalla polizia nell’operazione antimafia “Crimiso” con l’accusa di far parte dei clan mafiosi della provincia di Trapani. Associazione mafiosa, estorsione, incendio, violazione di domicilio e violazione delle prescrizione della sorveglianza speciale le accuse contestate a vario titolo. Perquisite anche le case degli arrestati e di altri 15 indagati: tra questi, un immobiliarista e il titolare di uno studio di progettazione, che è anche consigliere comunale di Castellammare del Golfo. I due avrebbero consentito delle riunioni dei mafiosi presso i loro esercizi
LA SPACCATURA TRA LE COSCHE. L’indagine ha fatto luce su una spaccatura all’interno della famiglia mafiosa di Castellammare del Golfo dopo gli arresti dei vertici alcuni anni fa nelle operazioni Tempesta I e II. Una spaccatura che, secondo gli inquirenti, poteva portare ad una vera e propria faida interna alle cosche di Alcamo e Castellammare. Un gruppo legato a Diego Rugeri, rampollo di una famiglia mafiosa, sotto l’egida del più autorevole Antonino Bonura, “reggente” del clan di Alcamo, aveva intrapreso alcune estorsioni ai danni di operatori economici castellammaresi senza il consenso di Michele Sottile, uomo d’onore di Castellammare che, per “anzianita’” anagrafica, riteneva di dover capeggiare la cosca locale.
LA RIUNIONE. Per appianare le divergenze, Bonura, assieme a Rosario Leo, affiliato alla famiglia mafiosa di Vita, aveva convocato un summit dei clan di Alcamo, di Castellammare e di Calatafimi in aperta campagna per appianare le divergenze. Questa riunione è stata intercettata dagli investigatori, che hanno così compreso quel che si muoveva nel contesto mafioso provinciale. E’ stata anche riscontrata la presenza di un’ulteriore “ala autonomista” all’interno della famiglia mafiosa di Castellammare: i boss infatti accusavano Sebastiano Bussa (non presente al vertice di aver richiesto, senza l’autorizzazione della “famiglia” il pagamento di un’estorsione ad un’impresa edile che stava svolgendo lavori pubblici nel centro della cittadina del golfo.
LE ESTORSIONI. Le indagini hanno fatto chiarezza anche su una serie di estorsioni e incendi ai danni del ristorante “Egesta Mare” e dei bar “Vogue” e “La Sorgente” di Castellammare del Golfo, di vari imprenditori, di un dentista, delle ditte “Prom.Edil” e “F.lli Tamburello G. & c. s.n.c.”, esecutrici dei lavori appaltati dal Comune di Castellammare del Golfo per la riqualificazione urbana e il ripristino dell’antica pavimentazione del centro storico. Otre al regolare pagamento di somme di danaro, alle vittime veniva imposto di assumere parenti degli indagati, o di fornire prestazioni professionali gratis.

