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L’Aquila – Lettera al Capo della Polizia

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Polizia di Stato

ITALIA SICURA

Polizia di Stato

Al CAPO DELLA POLIZIA
pref. Antonio MANGANELLI

Per l’emergenza “terremoto in Abruzzo” Le chiediamo di intervenire per:

  • l’invio di tende, roulottes o containers da dedicare al personale appartenente alla Polizia di Stato e alle loro famiglie;
  • l’invio di abbigliamento adeguato, per tipo e quantità, alle esigenze operative di continua emergenza;
  • la possibilità per gli appartenenti alla Polizia di Stato di poter usufruire, subito e a rotazione, di congedi straordinari “per gravi motivi”, per poter assistere i propri familiari e recuperare le energie dopo lo stress postraumatico da terremoto e da impiego;
  • la previsione di un versamento di denaro “una tantum” con la motivazione “emergenza terremoto”;
  • la gestione della presenza delle Autorità in modalità tali da non gravare sulla locale Questura, che potrebbe garantire solo la capillare conoscenza del territorio negli spostamenti necessari.

Il terremoto dello scorso 6 aprile, che ha colpito duramente la città e la provincia de L’Aquila, ha evidenziato drammaticamente le carenze strutturali edilizie e quelle, altrettanto gravi, delle amministrazioni locali: l’ospedale, la Prefettura, la Questura della città capoluogo non hanno retto alle scosse telluriche e, così come gli uffici, anche le mancanze organizzative sono state scoperchiate.

La sensibilità a fatti e contingenze che riguardano i nostri colleghi, ovunque impegnati, ci impone di segnalarLe alcune gravi situazioni che riguardano i “suoi uomini e le sue donne” presenti a L’Aquila perché residenti e in servizio in città, che immaginiamo non Le siano state adeguatamente rappresentate fino ad oggi.

Esattamente come i cittadini aquilani anche i poliziotti sono diventati “vittime del terremoto”, eppure il trattamento a loro riservato si è distinto per disattenzione e superficialità. Dalla principale Questura abruzzese ci giungono infatti notizie allarmanti, relativamente alle condizioni di vita e di lavoro dei nostri colleghi, che come tutti hanno sofferto e soffrono per la perdita dei loro riferimenti quotidiani e che vorremmo sottoporLe affinchè possa, col Suo intervento, porre rimedio:

  • tutto il personale presente a L’Aquila, rimasto senza casa, in parte ancora dorme – famiglia compresa – nella propria auto: le tende inviate successivamente alla locale Questura sono state utilizzate come uffici, lasciando i colleghi, che pure vengono impiegati quotidianamente in servizio come necessità impone, a sbrigarsela da soli e sono ancora in attesa, proprio loro che si sono prodigati senza limiti per gli altri, di un soccorso pubblico adeguato. Riuscirà senz’altro ad immaginare lo sforzo immane compiuto da tutto il personale…
  • l’abbigliamento istituzionale dei poliziotti aquilani – rimasto sotto le macerie delle proprie abitazioni e della Questura – è stato sostituito con capi (1 giacca e 1 cravatta, oltre che 1 paio di scarpe di ordinanza), adatti più per “apparire” adeguatamente rappresentativi all’arrivo delle Autorità che idoneo ad affrontare le particolari situazioni di servizio e di soccorso. Già rimasti senza una casa e un ufficio, i nostri colleghi sono stati anche privati di tute e anfibi; perfino l’antisciacallaggio è stato effettuato con la divisa d’ordinanza! Può ben immaginare lo sconforto dei “suoi uomini e delle sue donne”: l’abito farà pur il monaco, ma in questo particolare caso ben più utile alla causa e pratico sul campo sarebbe stato un abbigliamento adeguato alle circostanze, con un occhio di riguardo in più alla necessità e uno sguardo in meno alle apparenze…
  • il personale locale, già colpito duramente, è stato costretto, per rispondere alle impellenti necessità familiari e pratiche di sopravvivenza, a far ricorso alle proprie ferie, intanto che i loro colleghi civili usufruivano, perché concessi senza problemi, di congedi straordinari “per gravi motivi”… evidenti, tra l’altro, e assolutamente non contestabili. La tragedia che ha colpito tutta la cittadinanza aquilana non ha guardato alle professionalità o ai servizi svolti da ognuno: i “suoi uomini e le sue donne”, nel rispetto di un principio di eguaglianza che almeno la natura non ha evitato di applicare, necessitano di tempi dedicati a ridare un minimo di serenità e vicinanza ai loro familiari e appare come un insulto pretendere che utilizzino le loro ferie per rispondere a tali esigenze, diversamente da quanto invece accade ad altri lavoratori
  • il Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri ha inviato, dopo solo tre giorni dalla forte scossa del 6 aprile, un assegno di 1000 euro ad ogni carabiniere in servizio e residente a L’Aquila con la motivazione “emergenza terremoto”. I “suoi uomini e le sue donne”, invece, non hanno ricevuto nulla: anche in questo caso la differenza di trattamento operata ai danni degli appartenenti alla Polizia di Stato stona moltissimo con la ventata di solidarietà e sostegno che lo Stato prima di tutti, rappresentato dal Ministero dell’Interno e dal Dipartimento della Pubblica Sicurezza, ha portato in quella città, lasciando molti amareggiati e delusi per questa intollerabile “dimenticanza”. Le chiediamo di intervenire anche in questo caso, dimostrando ai nostri colleghi che nessun buon padre di famiglia dimentica i propri figli in difficoltà. D’altra parte è principio di buona amministrazione oltre che di buon senso aiutare chi ha bisogno, compresi i poliziotti che, per quanto chiamati, per senso del dovere, a dare di più rispetto ad altri restano pur sempre “vittime del terremoto” anch’essi….

… siamo certi che troverà il modo di dimostrare ancora una volta la Sua particolare sensibilità per tutti gli uomini e le donne della Polizia di Stato in così grave difficoltà.

Roma, 15 aprile 2009

Il segretario Generale Nazionele
dott. Flavio Tuzi

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