ROMA – «È un segnale molto forte che dobbiamo saper cogliere»: è questo il primo commento di Letizia Moratti sul voto del primo turno. «Credo sia importante dire che da Milano deve ripartire una fase nuova della politica del centrodestra in grado di riaggregare tutte le forze realmente moderate della nostra città». Adesso si andrà al «ballottaggio che è una fase nuova. Dobbiamo parlare di cose concrete».
MORATTI: “BALLOTAGGIO? UNA NUOVA FASE” «Il ballottaggio è una fase completamente nuova, una nuova campagna elettorale»: si è espressa così, durante una conferenza stampa, il sindaco di Milano Letizia Moratti che ha definito «un buon risultato» quello del centrosinistra. La campagna, fino ad ora, secondo il sindaco uscente, «ha parlato complessivamente forse poco dei programmi e delle cose concrete. In questi giorni dobbiamo tornare alle cose concrete che interessano i cittadini». Moratti ha spiegato che questa non è una critica a Silvio Berlusconi che ha impostato la sua campagna da capolista sui temi della giustizia trasformando il voto di Milano di fatto in un test nazionale.
LE DIVERSE ASPETTATIVE DEL PDL I commenti, quelli ufficiali, vengono tutti rinviati a domani, «a risultati definitivi». Ma certo, le prime reazioni – una su tutte quella telegrafica di Denis Verdini – lasciano intendere molto bene di quale portata sia lo choc causato dal voto delle amministrative in casa Pdl. «Avevamo aspettative ben diverse», sibila Verdini che ben comprende come ora la Lega – anch’essa rigorosamente in silenzio – possa alzare la posta in gioco. Milano, Napoli, ma anche altre piccole realtà consegnano una ‘mappaturà politica assai diversa da quella attesa ad Arcore da Silvio Berlusconi. Nuovi equilibri, o rapporti di forza disattesi, che aprono un nuovo fronte pericoloso per la maggioranza e per il governo: i rapporti tra il premier e il senatur. I due, ufficialmente, restano in silenzio. Ma l’irritazione, da entrambe le parti trapela con forza. Con il Cavaliere, amareggiato per il risultato che si prospetta a Milano, che addossa una parte delle responsabilità all’atteggiamento dei Lumbard in campagna elettorale. E i leghisti che scaricano sul premier il peso del risultato negativo. Stati d’animo che prevedono una ricucitura difficilissima e dai risultati imprevedibili, non prima di una lunga «decantazione». La ‘pancia’ dei due partiti, intanto, sembra confermare il barometro che segna burrasca: i popoli web del Pdl e della Lega si scambiano, senza troppi complimenti, accuse e invettive. Con ‘spazio azzurrò che getta anche l’ombra del tradimento di Bossi sul voto di Milano consumato dalle sue truppe nel segreto dell’urna. Insomma, il «vento del Nord che cambia», registrato da Bersani, si è sentito – gelido – anche tra via Bellerio e Arcore.
BERSANI: “A MILANO VINCIAMO NOI” Di segno diametralmente opposto, l’umore in casa Pd. «Vinciamo noi e perdono loro», sintetizza Pier Luigi Bersani che non fa nemmeno sforzi di fantasia per infiocchettare una vittoria (l’approdo al ballottaggio a Milano) tanto inaspettata quanto pesante. E che rende forse meno amara l’altra grande sorpresa della giornata di oggi: il ballottaggio di Napoli tra Lettieri (Pdl) e De Magistris (Idv) con il candidato del Pd Morcone fermo al palo. Situazioni che portano sugli scudi le ‘terze forzè. I grillini, ad esempio, e il nuovo polo di Casini, Fini e Rutelli. Formazioni che, al di là dei buoni riscontri nelle urne, sono scese in campo con la consapevolezza che avevano comunque poco da dire al primo turno. Ma che molto, invece, potranno fare in vista dei ballottaggi. E lo fa capire bene lo stesso Bersani che, ancora sull’onda dell’entusiasmo per il risultato di Milano, lancia immediato un appello al movimento del comico genovese (a Bologna il giovane Massimo Bugani sfiora un consenso a doppia cifra e a Milano il giovanissimo Mattia Calise da solo fa quasi come tutto il Terzo Polo). «Al movimento di Grillo – dice a caldo il segretario del Pd – voglio rivolgere un messaggio: non si può stare sempre nell’infanzia e se si diventa un soggetto politico bisogna tirare le somme e decidere». E così, aggiunge , «ci rivolgiamo ai grillini per dire che noi possiamo migliorare ma non siamo uguali agli altri e a questo movimento ci rivolgiamo in modo amichevole ma rigoroso». L’altro ago della bilancia, e ben consapevole di esserlo, Š il Terzo Polo costituito dall’Udc, Api e Fli. Con Futuro e Libertà che però ancora paga divisioni interne non risolte dal divorzio con il Pdl. I distinguo di Ronchi e Urso – non disponibili a far convergere i propri voti verso candidati del centrosinistra – lasciano capire che per evitare spaccature alla fine la decisione potrebbe essere quella di non decidere lasciando libertà di voto al secondo turno. Ma Fini, Casini e Rutelli, intanto, fanno la voce grossa. E annunciano che «non faremo sconti a nessuno». Chiedono, soprattutto, un mea culpa di Berlusconi che ha voluto dare «un’impronta estremista alla campagna elettorale appiattendo il Pdl sulle posizioni leghiste» che le urne hanno però condannato.
TORINO, TRIONFO FASSINO Aveva doppiato il suo sfidante alla primarie del centrosinistra, si è ripetuto alle Comunali. Con numeri molto simili, 55.3% a fine febbraio 57% oggi, Fassino si è confermato leader con la stessa facilità del suo predecessore, Sergio Chiamparino. Il centrosinistra, forte della coalizione Pd-Moderati-Sel-Idv, ha tenuto saldamente il «Villaggio di Asterix» torinese, per l’ennesima volta inespugnabile dal centrodestra. Michele Coppola, il giovane assessore regionale alla Cultura scelto dal Pdl e sostenuto anche da Lega Nord e La Destra, è rimasto sotto al 30%. Sportivamente riconosce il successo di Fassino, ma non manca di recriminare per la presenza delle liste di disturbo a sostegno dell’omonimo Domenico Coppola, che ha sfiorato il 4% dei consensi. Torino, dunque, ha scelto la strada della continuità. Dopo il decennio Chiamparino, il testimone passa a Piero Fassino, l’ex segretario dei Ds che si è sempre proposto come il nuovo sindaco ideale «per autorevolezza, esperienza e visibilità», le stesse doti che riconosceva vincenti nel suo predecessore. «C’è un’onda lunga – osserva Chiamparino – che è data dal modo di governare che andrà avanti con Fassino, che darà continuità ma anche la necessaria innovazione a una politica che premia il centrosinistra». Fassino incassa i complimenti anche del Presidente del Piemonte Roberto Cota. «Onore al merito a Fassino: Torino era una realtà difficile e lo si sapeva fin dall’inizio; Coppola – ha concluso – ha fatto il possibile». Anche il candidato del centrodestra riconosce il successo dell’avversario. Ma vede anche i lati positivi «»Un torinese su tre mi ha votato. È un risultato molto bello. Ho 38 anni e una vita davanti. Nelle ultime settimane ho sperato nel ballottaggio – ammette – ma i torinesi hanno preferito Fassino, bisogna dargliene atto«. Per Coppola il risultato è stato inferiore, nella percentuale, rispetto a quello colto da Rocco Buttiglione, cinque anni fa con il 29,5%. E mentre il Terzo polo resta al di sotto delle sue aspettative, fermo al 5% quando ipotizzava di arrivare al 6-8%, il candidato del Movimento 5 Stelle Vittorio Bertola è il terzo aspirante sindaco più votato. Grazie al 5% delle preferenze, i ‘grillinì entreranno per la prima volta in Sala Rossa e avranno due consiglieri. »Gli elettori – spiega Bertola – hanno capito che la vera alternativa ai partiti siamo noi. E faremo un’opposizione agguerrita, piena di proposte«. Il Pd festeggia il successo di Fassino e di tutto il partito, ma nella coalizione di Fassino sono stati determinanti anche i Moderati, seconda forza con oltre il 9%; mentre Sel e Idv hanno portato in dote un complessivo 10%, un pò di più il partito di Vendola, oltre il 5%, un pò meno quello di Di Pietro, sceso bruscamente dal 9,46% ottenuto alle ultime Regionali. Sull’altro fronte perdono colpi il Pdl e la Lega Nord: l’anno scorso nel capoluogo piemontese il Carroccio raccolse il 10,11% dei voti di lista a sostegno del leghista Roberto Cota alla presidenza della Regione, quest’anno è rimasto sotto al 7% che, comunque è un gran balzo in avanti rispetto al risultato delle comunali del 2006, quando si fermò al 2,5%. Il candidato della sinistra radicale, Juri Bossuto, è rimasto sotto al 2%, briciole sono andate agli altri sei candidati a sindaco.
NAPOLI, PDL NON SFONDA. SORPRESA IDV Ballottaggio a Napoli dove tra due settimane si sfideranno il candidato del PdL Gianni Lettieri e, a sorpresa ma non troppo, quello dell’Idv Luigi De Magistris. Solo terzo, e accreditato di una percentuale inferiore al 20%, il candidato del Pd Mario Morcone. Queste le indicazioni, abbastanza marcate da essere a prova di ribaltone, che arrivano dallo spoglio dei primi seggi nel capoluogo partenopeo. Comunque andrà a finire sarà la fine di un ciclo politico per la città partenopea che negli ultimi diciassette anni, prima con Bassolino dal ’93, e poi con la Iervolino dal 2000, ha avuto un sindaco espressione dei partiti oggi riuniti nel Pd. Non sfonda il Pdl, che sperava di non complicarsi la vita al secondo turno. Il suo candidato, l’imprenditore Gianni Lettieri, si attesta tra il 40 e il 42%, la soglia minima che alla vigilia negli ambienti vicini al partito del premier veniva indicata come il traguardo da raggiungere per non avere brutte sorprese in caso di ballottaggio. Ma se il Pdl, che tra due settimane potrebbe scontare il mancato traino delle undici liste schierate al primo turno, deve rimboccarsi le maniche se vuole vincere, peggio sta il centrosinistra che registra il fallimento del Pd.
Il Partito Democratico ha pagato il boomerang delle primarie contestate («i politici dovrebbero avere il senno del prima», commentava Massimo D’Alema pochi giorni fa intuendo che la frittata era fatta) e l’aver dovuto ripiegare in extremis su un candidato sconosciuto ai più, l’ex prefetto anti-racket Mario Morcone, che forse ha pagato anche il non aver saputo interpretare al meglio quella richiesta di discontinuità che veniva dalla sua stessa parte politica. I primi rilievi lo accreditano di un deludente 19%. L’ex pm di Why Not, Luigi De Magistris, che a quelle primarie si era sottratto, alla fine ha avuto ragione e con una campagna aggressiva che ha messo insieme l’antiberlusconismo con una critica feroce della stagione del centrosinistra a Napoli, ha avuto gioco facile facendo presa soprattutto sull’elettorato più giovane. Le proiezioni lo accreditano di una stima prossima al 25%. A lui ora il compito di ricompattare il centrosinistra per far convergere su di sè i voti di un Pd che con De Magistris non è mai stato tenero. Tra il 9 e il 10% si colloca il candidato del terzo polo Raimondo Pasquino i cui voti potrebbero essere decisivi per la vittoria finale. Cosa farà il terzo polo verrà deciso in un incontro in programma mercoledì. «L’Italia dei Valori sente la responsablità del voto – il commento del leader dell’Idv Antonio Di Pietro – che gli hanno affidato gli elettori, a partire da Napoli dove il nostro candidato De Magistris andrà al ballottaggio tra 15 giorni per vincere le elezioni». E parla di «risultato senza precedenti» Luigi De Magistris che strizza l’occhio al Pd. Positivo in casa Pdl il commento del coordinatore regionale Nicola Cosentino: «Un risultato assolutamente positivo a Napoli. Abbiamo intercettato la voglia di cambiamento e ci manca poco alla vittoria». «Credo sia un risultato che va oltre ogni aspettativa – dice Lettieri – ero consapevole che non fosse possibile vincere al primo turno». Per Pasquino (Terzo polo) «è stata sconfitta l’arroganza di chi pensava che le elezioni fossero inutili». La prende con filosofia Mario Morcone: «Non è una tragedia, i napoletani hanno scelto una candidatura di centrosinistra che ritengono più forte ed autorevole e più adatta ad un cambiamento radicale per una Napoli devastata dai rifiuti e governata malissimo negli ultimi anni».
BOLOGNA, MEROLA SPERA: VITTORIA SUL FILO Nel centrosinistra bolognese un timido, timidissimo ottimismo. Nel quartier generale del candidato sindaco Virginio Merola non è volata una mosca per tutto il pomeriggio, ma alla luce delle proiezioni e delle prime sezioni scrutinate si è cominciato ad annusare la possibilità di farcela al primo turno, quella speranza che, subito dopo la chiusura dei seggi, era stata mortificata dai primi poll e dalle prime proiezioni. Tuttavia, come già avvenne due anni fa quando Flavio Delbono (il sindaco poi dimessosi dopo sei mesi) fu costretto sul filo dei voti al ballotaggio, per avere qualche certezza bisognerà attendere lo spoglio delle ultime sezioni. Vincere o dover ricorrere al ballottaggio potrebbe essere questione di qualche centinaio di voti. E mentre le ultime proiezioni hanno accreditato Merola appena sopra il 50%, i risultati scrutinati hanno rafforzato le speranze nel centrosinistra: a metà dello spoglio (226 sezioni su 449) la sua percentuale si aggirava sul 52%, contro il 29,1% dello sfidante che puntava al ballottaggio, Manes Bernardini, leghista appoggiato (con qualche mugugno ) dal Pdl. Però col traino del candidato sindaco il Carroccio potrebbe sfondare il muro del 10% in una città dove nel recente passato ha faticato più che altrove in Emilia ad imporsi. E a sinistra ha pesato certamente il nuovo exploit del movimento di Beppe Grillo. Troppo presto, tuttavia, per lasciarsi andare ad affrettate dichiarazioni di vittoria o di sconfitta. Tutti prudenti, quindi, in attesa che i numeri veri esprimano un verdetto. Il centrosinistra ci punta anche per rafforzare l’onda buona, a livello nazionale, in vista dei ballottaggi: piantare fin dal primo turno una bandierina in più, per giunta in una città simbolica e dalla tribolatissima storia recente, sarebbe molto più che un risultato di incoraggiamento. In attesa dei dati definitivi, che arrivano al Comune con grande lentezza, c’è stata quella che Anna Maria Cancellieri, il commissario straordinario che ha governato il Comune negli ultimi sedici mesi, ha definito «una giusta ansia», in parte dovuta proprio al ritardo nei dati, candidamente ammesso dalla stessa Cancellieri. Se il trend sarà però confermato, al di là dei due principali candidati, le comunali di Bologna paiono però aver già definito almeno un vincitore e almeno un vinto. Il primo è Massimo Bugani che insieme al suo Movimento 5 Stelle potrebbe stare sul 10% e portare in consiglio comunale una pattuglia non trascurabile di consiglieri ‘grillinì. Lo sconfitto è sicuramente Stefano Aldrovandi, candidato civico del terzo polo, accreditato attorno al 5%. Un risultato modesto, considerando anche che per la sua candidatura, venerdì, erano arrivati a Bologna, insieme, Pier Ferdinando Casini e Gianfranco Fini. È calata, rispetto alle precedenti elezioni comunali, l’affluenza alle urne che alla fine si è attestata sul 72,8%. Un dato certo non altissimo, considerata anche la storica alta partecipazione dei bolognesi, ma che comunque è in netta controtendenza rispetto alle regionali dello scorso anno, quando al voto andò appena il 67,4% degli aventi diritto. ?

