Egregio Sig. Questore,
questa O.S. chiede di conoscere le motivazioni in base alle quali Ella ha preso la decisione di estromettere dal regime di Ordine Pubblico, il solo personale dei Reparti Prevenzione Crimine impiegati nel territorio di Caserta, lasciando però tale la previsione di beneficio per le altre forze di polizia impiegate in quel territorio determinando in tal modo una gravissima ed ingiustificata disparità di trattamento.
Tale atto appare inoltre alquanto grave ed incomprensibile se si considera che, i Reparti Prevenzione Crimine impiegati negli anni addietro sul territorio di Caserta, sono stati da sempre considerati dei caposaldi in tali tipologie di servizi ed anche per tutte quelle attività di P.G., mirate allo smantellamento delle illecite attività criminose compiute in quel territorio, con la conseguente cattura di latitanti di spicco e di capiclan del cosiddetto sodalizio criminale casertano riconducibile al “clan dei casalesi”.
Quel medesimo personale, che oggi viene da Lei considerato come se fosse figlio di un Dio minore, tallone d’Achille dell’Amministrazione della Pubblica Sicurezza di cui Ella rappresenta il massimo esponente nel territorio considerato che Lei offende e maltratta, con la sua scelta di taglio lineare, come a voler addebitargli lo scotto di una scellerata politica tesa al risparmio tout court.
Quando si è trattato di prendersi gli onori e della vittoria, per il buon esito delle attività svolte, quel medesimo personale è stato elogiato e preso in considerazione, salvo poi, terminata la caccia agli ultimi irriducibili dei clan, pur continuando richiederne la presenza sul territorio, ha avuto però l’accortezza di negargli quel dovuto beneficio (Rectius retribuzione in regime di ordine pubblico), con cui gli viene riconosciuto sia il merito che l’importanza dell’impiego in quel territorio, con l’ulteriore beffa, di vedersi affiancati da personale dell’Esercito, al quale oltretutto bisogna sovrintendere e provvedere a gestire, nella condizione in cui detto personale beneficia in contrasto con quello dell’Amministrazione di cui Lei medesimo fa parte, ovvero la Polizia di Stato (figli ripudiati).
Egregio Sig. Questore, il personale del Reparto Prevenzione Crimine, ha sempre assolto nel migliore dei modi i compiti istituzionali assegnatogli, effettuando un capillare controllo del territorio, il più delle volte sostituendosi ai compiti spettanti invece al personale dei Commissariati di zona.
L’attività compiuta dal personale dei Reparti Prevenzione Crimine, impiegati nei servizi di ordine pubblico che ora gli viene negato, è stata in prevalenza, un’attività di iniziativa che ha sempre prodotto ottimi risultati conseguiti in modo autonomo, senza ricorrere all’ausilio di alcun componente del personale territorialmente competente.
Tenendo a mente quanto anzidetto Lei, Questore della Repubblica, massimo esponente e rappresentante della Polizia di Stato cosa fa? Decide che il personale della Sua medesima amministrazione NON ha diritto alla – invece – dovuta indennità di O.P. – proprio mentre altro personale impiegato nel medesimo progetto di messa in sicurezza del territorio ne usufruisce!
Ecco allora che al personale dei Reparti Prevenzione Crimine viene reso il benservito, con la negazione dell’indennità di O.P., con la conseguente ed ulteriore beffa di essere incaricato di assistere e vigilare sul personale dell’Esercito, con cui viene affiancato nei servizi di controllo del territorio, che invece percepisce una sostanziosa differenza di trattamento economico PER IL MEDESIMO SERVIZIO.
Assistiamo pertanto increduli al fatto che mentre il personale dei Reparti Prevenzione è stato escluso dalla dovuta indennità O.P. il personale dell’Esercito, continua a mantenerla l’ingaggio con predetta remunerazione di O.P..- con evidente ed ingiustificata disparità di trattamento.
Stante quanto precede, in attesa di conoscere le motivazioni giuridico/amministrative che La hanno indotta a tale sconsiderata decisione, si invita la S.V. a voler riconsiderare la scelta operata.
Cordialità

