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8 marzo 2021 – Giornata internazionale della donna: un passo indietro

Giornata internazionale per i diritti delle donne

In occasione della Giornata internazionale della donna, la Commissione Europea ha pubblicato la sua relazione 2021 sulla parità di genere nella UE dalla quale è emerso un dato inquietante: l’impatto negativo che la pandemia di COVID-19 ha avuto sulle donne.

La pandemia ha inasprito le disparità esistenti tra donne e uomini in quasi tutti gli ambiti della vita, sia in Europa che nel resto del mondo, segnando un arretramento rispetto alle faticose conquiste del passato.

In questo clima di tensione in cui tutti, donne e uomini, stanno lavorando duramente per non vanificare anni di lotte e conquiste per le pari opportunità, assistiamo ancora ad episodi di evidente distorsione culturale di genere come il noto dissenso di Beatrice Venezi che dopo essere stata presentata al festival di Sanremo come direttrice d’orchestra ha corretto il presentatore, sottolineato di essere un direttore d’orchestra e non una direttrice.

Stupisce che sono proprio le stesse donne talvolta ad essere di ostacolo rendendo più difficile la strada verso la parità di genere dissertando sulle loro battaglie per emergere.

Anche nella nostra categoria lavorativa a volte le donne chiedono di essere chiamate Ispettrice anziché Ispettore, Funzionaria anziché Funzionario, con la convinzione che la funzione che svolgono sia di più alto livello coniugata al maschile, all’interno di un’organizzazione di tipo militare come la nostra.

Come riportato chiaramente dalla Garzanti linguistica e dalla Treccani, il femminile regolare di ispettore è ispettrice, già ampiamente in uso nella lingua italiana (l’originaria lingua toscano-fiorentina), e i nomi di mestiere uscenti in -tore al femminile escono in -trice. Anche ispettore si inserisce in questa serie; pertanto ispettrice è l’esito normale e corretto proprio come per direttore/direttrice.

Francamente non vedo un motivo logico-grammaticale per chiamare una donna ispettore quando esiste il regolare femminile ispettrice e l’insistenza con cui si legittima la parola maschile per definire il ruolo è davvero umiliante perché ci troviamo di fronte ad una questione culturale e di asservimento al genere maschile di cui se ne riconosce il ruolo egemone.

Siamo culturalmente avvinghiati ad una logica maschilistica che fa sembrare i termini al maschile più validi ed autorevoli.

Per modificare l’immaginario collettivo che nasconde l’operato delle donne è necessario agire sui simboli restituendo visibilità culturale all’elemento femminile.

Il linguaggio di genere, quindi, è importante se si vuole arrivare ad una cultura di parità; è la prima tappa verso la riconoscenza femminile della nostra professione.

Cambiare si può e si deve.

Roma, 8 marzo 2021

La Coordinatrice Nazione Donne e Pari Opportunità
Teresa Longobardi

Scarica il Comunicato
Giornata internazionale della donna

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