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ANIP Italia Sicura. In Campania con don Luigi Merola

merola-antoniaROM290254_227929690592494_100001263938886_750669_6176811_o291525_227932213925575_100001263938886_750717_4152700_o323856_227929837259146_100001263938886_750672_537823_oA – Pubblichiamo in questa pagina una rassegna stampa dei quotidiani che hanno battuto la notizia dell’incontro tra il Segretario Nazionale ITALIA SICURA Antonia Cennamo e il “prete anticamorra”  don Luigi Merola nell’ambito della manifestazione “Libri sotto le stelle”, per la presentazione del libro “Il cancro sociale: la camorra. La storia di un prete che non ha mollato“, tenutasi nei giorni 27 e 28 agoosto 2011 in Seiano (NA) e Positano (SA).

da www.lelloacone.com

Grazie Don Luigi parroco di Frontiera!

Sempre più alla grande gli incontri della rassegna culturale “Libri sotto le stelle” IV Edizione che si tengono a Le Axidie Resort di Vico Equense coordinati dal giornalista Angelo Ciaravolo.

E sull’emozionante incontro di ieri sera il nuovo commento dell’amica Angela Miccio di Sant’Agata che ringrazio pe rla collaborazione offertami e che Vi invito a leggere con attenzione:

..”Sento dentro di me un fuoco che arde,come una torcia quanto più una torcia fa luce tanto più si consuma. Voglio consumare tutti i giorni della mia vita a servizio dei bambini. Questa forza me la dà Dio,a Lui rendo grazie ogni giorno della mia vita perchè sostiene i miei sogni” ..

Queste le parole di don Luigi Merola,prete noto per il suo impegno civico e per la sua opposizione alla camorra che lo costringe a vita blindata,a chiusura del suo ultimo libro “Il cancro sociale:la camorra -la storia di un prete che non ha mollato” la cui presentazione,alla quale ho partecipato,si è tenuta ieri,27 agosto presso le Axidie Resort di Vico Equense,nell’ambito degli incontri della rassegna culturale “Libri sotto le stelle” – IV Edizione coordinati dal giornalista Angelo Ciaravolo.

Parole toccanti quelle di don Luigi in tutto il suo intervento e che lasciano un rumore assordante dentro!..

Sacerdote dal 2000 al 2007 nel quartiere napoletano di Forcella. La sua vita si è trovata sotto i riflettori proprio nel suo periodo di permanenza a Forcella segnato dal tragico evento dell’uccisione, avvenuta il 27 marzo 2004, di una ragazza di 14 anni, Annalisa Durante, trovatasi per caso a passare nel luogo dove era in atto un agguato camorristico e raggiunta dai colpi. Ignorando gli inviti a mantenere un profilo basso, don Merola nell’omelia del funerale ha attaccato duramente la camorra. Successivamente è stata aperta una scuola che tuttora porta il nome di Annalisa. Pur se fatto oggetto di minacce e costretto a vivere sotto scorta, don Merola ha proseguito il suo impegno per sensibilizzare i suoi parrocchiani contro la criminalità organizzata. Nel 2007 pubblica “Forcella tra inclusione ed esclusione sociale” e crea la Fondazione “‘A voce d”e creature””: www.avocedecreature.it per i ragazzi a rischio e in particolare quelli che si sono allontanati dalla scuola. Fondazione- voluta da don Luigi- che ha sede a Napoli, in un bene confiscato alla camorra ed inaugurata il 25 febbraio 2008 che assiste più di 100 bambini sottratti alla strada nella convinzione che nessuno nasce delinquente. Nello stesso anno è “costretto” a trasferire il suo impegno a Roma( dopo le minacce anche ai suoi cari) con il Ministero dell’Istruzione, che gli assegna un incarico di studio per la promozione della legalità nelle scuole. Dimessosi successivamente dal Ministero dopo aver capito di non esser davvero ascoltato da chi avrebbe dovuto farlo e supportare le sue iniziative(perchè ” è meglio morire in piedi che vivere una vita inginocchiati” che è anche il motto della sua Fondazione,”perchè la vita è fatta di cicli,bisogna anche saper lasciare”con riferimento qui -nel suo intervento di presentazione del suo libro- a come sia importante-specie per gli anziani-saper cedere il passo ai più giovani”).Ma la soddisfazione più grande arriva il 23 marzo 2010, la nomina a consulente per la commissione parlamentare antimafia. Il suo sogno(«il compito di un sacerdote è lavorare tra la gente») si avvera Il primo settembre del 2010, quando il Cardinale Sepe lo ha nominato Parroco della chiesa di San Carlo Borromeo alle Brecce, in via Galileo Ferraris a Napoli e Cappellano alla Stazione Centrale di Napoli.

Questo libro -esordisce don Luigi- oltre che per sostenere il progetto spirituale e sociale che vuole condividere il progetto della Fondazione “‘A voce d”e creature”-è nato perchè vuole raccontare il bene che fa rumore e che la vita è un viaggio,un cammino,ripido o in salita,ma a nessuno è permesso di compiere il male perchè,oggi-e lo afferma con ancor più convinzione don Luigi- nessuno nasce delinquente,ma lo diventa proprio perchè non ha avuto opportunità!…Non esiste una predestinazione di alcuni minori nati in certi quartieri ad essere delinquente ma lo si diventa se non si nasce in una certa famiglia, se si viene buttati fuori dalla scuola, se si incontrano cattivi maestri, se la camorra ti offre mille opportunità di fare soldi perché come mi disse un ragazzino di otto anni a Forcella “nessuno altro ti offre niente”. E don Luigi continua: “La fragilità dei nostri ragazzi è dovuta in primis alla Tv spazzatura ed al fatto che mancano dei buoni esempi. I giovani devono essere incoraggiati,sostenuti, non devono esser lasciati coi cattivi maestri, devono imparare ad essere padroni della loro vita,a dire no a chi vuole rubar loro il loro essere!”

Un libro,quello di don Luigi, che è “il racconto di scelte fatte da alcuni protagonisti e, nello stesso tempo, è lo specchio della vita di ognuno di noi:un viaggio tra il bene e il male,di lotta,di fiducia,di speranza che,a volte,portano anche alla redenzione”. La promozione della redenzione,il valore della speranza che don Luigi ha cercato di coltivare in un’epoca in cui sembra tutto finito..”Speranza come parente stretta del realismo e non come ripostiglio dei desideri mancati,speranza che non ha niente a che vedere con la fuga”…

Con ancor più convinzione don Luigi afferma che “bisogna passare dalla Chiesa del Tempio alla Chiesa della strada!Il prete deve farsi pescatore di uomini uscendo in strada e non restare dentro le sagrestie”. Sottolinea contemporaneamente anche l’importanza della collaborazione tra laici e religiosi e del loro impegno e di come sia importante pregare per i nostri preti. Continua sottolineando la necessità di costruire luoghi di aggregazione,di aprire sempre più gli oratori e della stretta collaborazione,del dialogo continuo che deve esserci tra realtà familiare,scolastica,religiosa in cui ogni ragazzo vive,necessaria per poter interagire pienamente con ciascuno di loro. “La Parrocchia -afferma- non è una stazione di servizio,i Sacramenti sono Doni!”..”Occorre riscoprire il Rosario che è un’arma fondamentale, parlare dei Misteri di Gesù è come rivivere la Sua vita,è “un’arma”Mariana ed è la Madonna che ci conduce a Gesù!”

Don Luigi prosegue affermando il grado di responsabilità della politica perchè “la camorra è presente lì dove c’è un vuoto;il sistema della camorra è un sistema di servizi e noi possiamo sconfiggerla occupando gli spazi e dando noi i servizi!”Fa a questo proposito un breve accenno alla scuola “Annalisa Durante” nata dopo la morte della ragazzina,ennesima vittima innocente della camorra,ribadendo l’importanza del ruolo educativo della scuola,della famiglia e della chiesa e di come sia importante non delegare tutto alla scuola o solo ad una delle altre componenti.

Dopo aver più volte ringraziato-durante il suo discorso- le sue guardie del corpo, “angeli custodi in terra” per lui e di come abbiamo sposato oltre alla loro famiglia anche la sua causa facendo immani sacrifici per seguirlo, don Luigi prosegue affermando, con tutta quella convinzione che traspare dal suo sguardo, che un Vero Cristiano come primo punto del suo programma deontologico è chiamato “a rompere le scatole”,a non chiudere gli occhi perchè la forza della criminalità organizzata non è solo l’economia ma anche il nostro silenzio e qui il richiamo ai versi della nota canzone “Pensa” di Fabrizio Moro,vincitrice del Festival di Sanremo Giovani di qualche anno fa…”.. è nostra la libertà di dire che gli occhi sono fatti per guardare,la bocca per parlare, le orecchie ascoltano… non solo musica non solo musica”..

“Sì il male del nostro Sud è certamente personificato nel “business” delle mafie. Ma,nello stesso tempo, c’è nel nostro Paese,nella nostra regione Campania,la forza di combattere queste forze negative:i giovani sono la migliore risorsa per questo riscatto”-ribadisce don Luigi Merola.

Nel corso dell’incontro, toccante anche l’intervento di Antonella Cennamo,campana di nascita e romana d’adozione,segreteria nazionale del sindacato di polizia di Italia Sicura,in particolare circa il lavoro svolto dalla polizia specie in tristi eventi ormai sotto gli occhi di tutti(come nel caso delle discariche presidiate ecc) per evitare pericolose degenerazioni e del triste mutamento del litorale domiziano destinato un tempo a divenire la riviera romagnola del sud e trasformato nell’infelice terra che è sotto gli occhi di tutti. L’incontro è poi proseguito con l’ulteriore intervento del giornalista de “Il Fatto Quotidiano” V.Iurillo che ha posto ulteriori domande a don Luigi Merola in particolare circa il suo rapporto colla realtà politica napoletana.

Il dibattito si è poi concluso colla bella poesia dedicata a don Luigi dal poeta G. Damiano dal titolo”Cancrena” e col tradizionale dessert con torta raffigurante la copertina del libro e la famosa orzata,offerta dalla Pasticceria Mennella di Torre del Greco. Un grazie va a tutti gli organizzatori dell’interessante serata vissuta ieri,ai collaboratori e a Lello di riavermi chiesto gentilmente di esprimermi su questo incontro interessantissimo che mi ha fatto nuovamente piacere render noto per come l’ho vissuto!

“E’ meglio morire in piedi che vivere una vita inginocchiati”

“Al mattino non dobbiamo solo alzarci ma svegliarci!”

(don Luigi Merola)

da www.positanonews.it

A Positano don Luigi Merola il prete anticamorra

Don Merola da Massa Lubrense a Positano

Oggi alle 21 al Domina Royal a Positano in costiera amalfitana, dopo il successo di pubblico di ieri sera a Vico Equense in penisola sorrentina, arriva don Luigi Merola, parroco di Forcella (Napoli), parlerà del suo impegno a favore della legalità.

Proseguono con successo gli appuntamenti alla rassegna “Domina Positano”. Domenica 28 agosto, ore 21,00, sulla terrazza dell’hotel Royal, don Luigi Merola presenta il libro “Il cancro sociale: la camorra” (Guida). Con l’autore parteciperanno Angelo Ciaravolo, Antonia Cennamo, Francesco Saverio Torrese e Roberto Illiano.

Don Luigi Merola ha 37 anni ed è stato ordinato sacerdote nel 1997. Da allora è impegnato pastoralmente nel quartiere di Forcella. Dopo la tragica morte di Annalisa Durante, don Luigi vive sotto scorta. La sua attività è rivolta da sempre, in particolare, ai bambini del quartiere, che ritrovano la parrocchia come unico punto di aggregazione e alternativa alla strada. Ha ricevuto vari riconoscimenti, tra cui il premio “paladino dell’infanzia” nel 2005 dall’allora Presidente della Camera Pierferdinando Casini. E’ stato chiamato a far parte dall’ottobre 2006 del Comitato nazionale su “scuola e legalità” del Ministero della Pubblica Istruzione.

DON LUIGI MEROLA E LA FONDAZIONE A VOCE DE’ CREATURE. Napoli non è tanto un problema di “pacchetto sicurezza”, quanto piuttosto di welfare, di azioni pubbliche a contrasto della povertà. La tesi, condivisa da alcuni dei più illustri studiosi della questione partenopea, è sostenuta da don Luigi Merola nel suo libro Forcella tra inclusione ed esclusione sociale (Guida editore, 2007), all’epoca attivamente impegnato come parroco nel quartiere a rischio della metropoli campana. Don Luigi Merola, classe 1972, parroco nel quartiere napoletano di Forcella dal 2000 al 2007, oggi parroco di San Carlo alle Brecce, sempre a Napoli, è fondatore e presidente della fondazione onlus “A voce de’ creature”: www.avocedecreature.it attiva contro il degrado sociale nei quartieri poveri della metropoli campana, è inoltre consulente gratuito della Commissione Parlamentare Antimafia, già minacciato di morte dalla camorra, vive dal 2004 con la scorta. La fondazione, il cui motto è “Meglio morire in piedi che vivere una vita inginocchiati”, ha sede sia a Napoli che a Pompei e assiste più di 100 bambini sottratti alla strada nella convinzione che nessuno nasce delinquente. A questo scopo tre sono gli specifici filoni di attività di “A voce de creature”: 1. la realizzazione di interventi di recupero ai percorsi scolastici e di contrasto in tutte le forme possibili di dispersione scolastica, nonché di sostegno a progetti educativi e di formazione alla cittadinanza attiva 2. interventi e progetti finalizzati all’erogazione di servizi assistenziali, di aggregazione sociale e integrazione culturale 3. la dotazione di strumenti necessari per facilitare la collocazione occupazionale, attraverso la formazione alle nuove figure professionali e recuperando antichi mestieri e professioni artigiane. In un suo intervento apparso sul quotidiano “Il Roma” di Napoli don Luigi Merla scrive: «… Non esiste una predestinazione di alcuni minori nati in certi quartieri: nessuno nasce delinquente. Lo si diventa se non si nasce in una certa famiglia, se si viene buttati fuori dalla scuola, se si incontrano maestri di scaltrezza, cani sciolti o camorristi, se la camorra ti offre mille opportunità di fare soldi perché come mi disse un ragazzino di otto anni a Forcella “nessuno altro ti offre niente”. Bisogna ricordare con la voce dei nostri bambini che questa terra ha bisogno di esempi positivi contro i tanti negativi: arrivare tardi al lavoro, a scuola, parcheggiare la macchina in doppia fila o lasciarla nelle mani del parcheggiatore abusivo. Evadere le tasse, chiedere cose che non ci spettano, fare di tutto per prendere in giro gli altri, truccare gli appalti, farsi corrompere, uccidere senza pietà come fanno i clan, fare politica per affermarsi e non per servire: sono i reati e i soprusi che quotidianamente facciamo. Reati che nessuno più confessa. … Abbiamo bisogno del “Mahatma”, termine indiano che significa “grande anima” . E penso che attorno al nostro vescovo si può costruire una nuova città e una nuova comunità. Napoli ha bisogno di un padre che liberi questa città delle tante schiavitù: Sepe, mi diceva Elisabetta, una ragazzina di 14 anni, è “una figura carismatica che trascina”; i nostri giovani hanno bisogno di trascinatori che ci facciano innamorare della vita e della nostra città, ormai, in affanno. Troppe lotte a Napoli che non portano da nessuna parte. Anzi tante volte facciamo allontanare dalla politica i giovani, dando cattivo esempio. Troppe risse per il potere, per accaparrare una poltrona. É dovere di tutti impegnarsi affinché nessuno scelga la strada della morte».

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